Il giorno dopo vengono portati al carcere di capanne e qui separati, da questo momento Roberta non vedrà più il suo compagno che fino al quel momento era in buone condizioni di salute.
Mentre Roberta viene condotta in cella con altre donne Aldo viene messo inspiegabilmente in isolamento. La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8:15, la polizia penitenziaria entra nella cella, lo trova agonizzante e poco dopo muore. Da quel momento, la compagna, il figlio e gli amici si sono mossi per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità e giustizia perchè di carcere non si può morire!
Dopo un goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le prime indiscrezioni sulle cause della sulla morte si riferivano ad un’ improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che dall’autopsia risulta che Aldo e stata vittima di un vero e proprio pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
Nei giorni successivi al diffondersi di questa scioccante notizia sempre in Umbria esce fuori una strana ma alquanto “puntuale” vicenda giudiziaria che sembrerebbe essere stata creata ad Hoc per distogliere l’attenzione dalla morte di Aldo,il ..ottobre,infatti, a Spoleto vengono arrestati 5 ventenni accusati di terrorismo.
Tutti i Mass-Media esaltano l’operazione di sicurezza che ancora una volta sembra aver salvato il nostro paese e la morte in cella passa momentaneamente in secondo piano.
Ma la vicenda di Aldo è troppo simile quella di altri, come Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali tutti vittime di una sorta di "spontaneismo intollerante" che agisce violentemente, psicologicamente e fisicamente contro la diversità generalmente intesa. Storie d'innocenti che avevano la sola colpa di avere uno stile di vita alternativo, di essere sospettati di utilizzare sostanze o di fumarsi una canna, di girare senza documenti o di coltivare marijuana per uso personale in un paese che invece dei trafficanti persegue i consumatori.
Sembra che queste notizie comincino a diventare normalità in un paese che fra giri di vite e pacchetti sicurezza sta lentamente scivolando verso una forma di autoritarismo di cui non si conosce la fine.
La sempre più diffusa paranoia securitaria non riesce però a fermare chi chiede chiarezza e non si accontenta dell'apertura di un inchiesta che si perderà negli archivi di qualche procura o che finirà con una sentenza scandalo, cosi come già successo per altri.
Vogliamo Verità e Giustizia e continueremo a contrastare e opporci ad una società che sempre meno tollera qualsiasi tipo di espressione fuori dalla norma e nella quale chi esce dalle righe viene punito in nome della sicurezza.
Per questo motivo invitiamo tutti quanti a partecipare alla manifestazione di Sabato 10 Novembre a Perugia per chiedere verità e giustizia sulla morte di Aldo e di tutti quelli che come lui credevano nel rispetto delle diversità e nella libertà di espressione e che proprio per questo sono stati uccisi.
ore 14.00. piazza del bacio
(di fronte stazione Fontivegge)
Un appuntamento nazionale contro tutte le intolleranze
Perché un paese intollerante è tutto tranne che un paese sicuro!
Perché per una pianta d’erba in cella non si deve finire!
Perché in carcere non si deve morire!
Verità per Aldo!









